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Identità e cittadinanza europea: sfide politiche di un sistema “working progress”

Posted by: ivanoscotti on: 2 June, 2008

L’Unione Europea vive oggi una fase particolare. Alcuni Stati dell’Unione, in toni e comportamenti differenti (es. Grecia, Italia, Spagna), in nome di una loro autodeterminazione, mettono in discussione alcuni istituti giuridici comunitari. Si pensi come spesso gli stessi cittadini europei siano trattati come non-cittadini nei differenti Stati dell’Unione quando, taluni, compiono atti criminosi. Da ciò nasce l’esigenza di interrogarsi, per chi si ritiene “europeo”, sui temi dell’identità e della cittadinanza, della Nazione e della Comunità Sovra-Nazionale.

Questo breve postit vuole essere una riflessione ed insieme uno stimolo verso chi pensa utile aprire tale dibattito per consolidare e accrescere la costruzione dell’Unione Europea, per raggiungere, cioè, quello che Rifkin (2004) ha definito come il Sogno Europeo ed evitare la Retorica dell’Unione (Wallerstein, 2006), in cui si parla molto di cittadinanza, ad esempio, ma che poi difficilmente si concretizza in azioni politiche e sociali uniformi ed incisive.

La storia di un concetto…

Nella storia politica e sociale dell’Età moderna un concetto più di tutti sembra aver caratterizzato la novità del tempo: la “cittadinanza”.

Fino al 1789 (data simbolo per la modernità) l’idea di cittadinanza era inesistente, più congeniale all’Ancien Régime era il concetto di “nazione”, etimologicamente legato all’idea di luogo di nascita, e di “popolo”. L’equazione Stato = Popolo = Nazione, costituiva nel pre-moderno l’assioma politico e sociale che permetteva di tenera unita una entità statuale territorialmente definita. Come notano, però, Hobsbawm (1990) e Gellner (1983), anche questa equazione risulta quale processo di una più o meno lunga costruzione sociale di una identità politico-sociale voluta, coscientemente o meno, dalle forze sociali che hanno spinto alla sua edificazione in rapporto alla sempre più forte presenza del nascente sistema economico di tipo capitalista che andava consolidandosi dalla metà del Quattrocento (Wallerstein, 1974).

L’assioma dell’Ancien Régime, tuttavia, poco si adattava ad un mondo in cui la circolazione delle merci, degli uomini e la pluralità di pensieri ed idee (per lo più religione al tempo) spezzavano la presunta unità per cui, in ogni Stato, esisteva un solo Popolo, con una sola lingua, una sola religione, etc…, tanto da costituire la garanzia dell’unità e della pace interna. Tralasciando i momenti sociali e gli eventi storici in cui l’idea di “cittadinanza” e di “cittadino” si sono venuti a crearsi in Europa, possiamo ricordare, tuttavia, come tale termine sia legato strettamente alla “città”, luogo che per l’Europa ha sancito, in tempi e modi diversi, la costruzione di una libertà laica e secolare in cui ci concretizzava una comunità di soggetti legati da vincoli giuridici indipendentemente dalla propria lingua e cultura che ha permesso, nei secoli, di accrescere la ricchezza del patrimonio socio-culturale che oggi l’Europa vanta (Pirenne, 1925). L’idea di cittadino è perciò legata a una concezione non-metafisica, ma giuridica di soggetto agente che ha diritti e doveri entro un quadro di democrazia.

La storia europea, tuttavia, ci ha insegnato come la stessa idea di cittadinanza sia stata successivamente utilizzata insieme a quella di Nazione, perdendo l’originale senso di libertà e universalità, per diventare aspetto giuridico di una visione ristretta di “cittadino”.

L’età moderna, infatti, inizia sì con la Déclaration des Droits de l’Homme et du Citoyen durante la Rivoluzione Francese, ma pone subito questo diritto entro uno Stato Nazione; uno Stato che riconosce sì le differenze e i diritti, ma che, durante tutto l’Ottocento, prova a controllare tale divergenza entro una Nazione, cioè entro un quadro linguistico, normativo e religioso pressoché unitario. Emblematici sono i casi della Germania e dell’Italia, una pluralità di Stati e Regni (spesso piccolissimi) che nella seconda metà dell’800 si ritrovano a essere riunite sotto un unico Stato, liberale nell’ispirazione – quindi moderno – ma standardizzante ed omologante nella sua struttura statale.

In questo caso sembra calzante l’affermazione di Hermann Kantorowicz (1877-1940) secondo il quale è più facile che vivano tanti popoli in un Impero che in uno Stato Nazione.

In breve, nell’Europa moderna, il concetto di cittadinanza, nei fatti, è sempre stato legata all’appartenenza identitaria dei diversi cittadini con la Nazione; in ciò si evince come la prima difficoltà che l’UE ha dovuto affrontare è stata quella di coniugare tale tradizione con quella del dello stato di diritto dell’universalità di un istituto giuridico come quello della cittadinanza.

L’Europa che ci prova…

Da quanto si è sostenuto, emerge con chiarezza come lo statuto giuridico più importante per la UE sia la definizione di una Costituzione che abbia al suo interno, non dei riferimenti di tipo storico-religiosi (come spesso vorrebbero le differenti Chiese) quanto un richiamo al principio del diritto di matrice illuminista, in cui non solo l’idea di cittadino non può essere legata all’appartenenza religiosa, ma men che meno al riconoscimento di una sola lingua o di un gruppo di lingue nazionali che possano assurgere a espressione dominante del pensiero degli europei.

E’ quindi naturale che nella Costituzione il Titolo V parli della cittadinanza, tema estremamente importante in una entità politica composta da molti Stati-Nazione; esso sancisce, tra l’altro, il diritto di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio dei paesi europei.

Risulta evidente che in un contesto come quello della UE i problemi solo estremamente collegati a quello della costruzione di una società multiculturale (con più religioni, più lingue, etc…).

Le sfide che l’Europa, pertanto, si trova ad affrontare solo pertanto legate alla costruzione di una società multiculturale all’interno di una concezione del diritto prettamente occidentale e di Stato di diritto. I dibattiti su questo tema sono molteplici, si considerino, solo a titolo esemplificativo quanto sostenuto da autori come Habermans (Habermas, 1999; Habermas J., Taylor, 1998 ) o dal recente volume collettaneo curato da Pompeo (2007).

In genere emerge come il multiculturalismo possa essere una soluzione ma non la soluzione. E’ necessario, come lo stesso Le Goff (2001) sostenne qualche tempo fa, la costruzione di una cultura europea comune che è ancora da inventare, partendo dalle basi storiche, culturali e sociali dell’Europa. Cosa non facile e non agevole, se solo si considerano le molteplici forme di società e culture di cui è composta l’Europa. Tuttavia, lo storico francese, non pensa a una sintesi dialettica, potremmo dire, quanto alla sopravvivenza e prosperità delle molteplicità, tanto da pensare che ogni lingua del continente debba essere lingua dell’Europa, pur se non mette in dubbio ‘utilità di una o due forme linguistiche più diffuse.

In Europa, pertanto, cittadini si è solo in quanto è riconosciuto uno stato giuridico, certo, ma per evitare che questo sia solo un freddo strumento di una entità politica sovra-nazionale, ha bisogno del cuore e della passione della cultura, della storia comune, della conoscenza reciproca. E’ per questo che siamo in piena “European building”, così come lo erano gli Stati Nazionali dell’800.

In questo lavoro gioca un ruolo importante la scuola e l’università (si pensi ai progetti Erasmus). L’identità europea e la cittadinanza europea dovrebbero essere argomento di insegnamento in tutta l’Unione, come sostiene Ohlendorf (1998), per cementare e costruire il sentimento europeo.

Bibliografia

GELLNER E., (1983), Nation and Nationalism, Balckwell Publishing.

HABERMAS J., (1999), La costellazione post-nazionale. Mercato globale, nazioni e democrazia, Feltrinelli.

HABERMAS J., TAYLOR Ch., (1998), Multiculturalismo. Lotte per il riconoscimento, Feltrinelli.

HOBSBAWM E., (1990), Nations and Nationalism Since 1780: Programme, Myth, Reality, Cambridge University Press.

LE GOFF J., (2001), “I confini dell’Unione”, in Internazionale, n. 377, 16 marzo.

OHLENDORF E., (1998), “L’identità europea come argomento di insegnamento e di apprendimento”, in EDUVENIT, “European identity” subject – http://www.eduvinet.de/eduvinet/it020.htm

PIRENNE H., (1925), Medieval Cities. Their Origins and the Revival of Trade, Princeton.

POMPEO F., (a cura di), (2007), La società di tutti. Multiculturalismo e politiche dell’identità, Meltemi.

RIFKIN J., (2004), The European Dream: How Europe’s Vision of the Future Is Quietly Eclipsing the American Dream, Polity Press.

WALLERSTEIN I., (1974), The Modern World-System. Vol. I: Capitalist Agriculture and the Origins of the European World-Economy in the Sixteenth Century, Academic Press.

WALLERSTEIN Immanuel, (2006), European Universalism. The Rhetoric of Power, The New Press.

1 Response to "Identità e cittadinanza europea: sfide politiche di un sistema “working progress”"

Un discorso intelligente e veramente documentato. Come di solito. ;) Complimenti!
La mia opinione è che non solo l’insegnamento deve sostenere il concetto di cittadinanza europea, ma anche ogni organizzazione di giovanni.

Liliana

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